Il Mio Canto Ha Deposto Ogni Artificio

5 ottobre \ 5 novembre 2013



"Il mio canto ha deposto ogni artificio", questo verso del premio Nobel alla letteratura Rabindranath Tagore è stato suggerito, quale titolo per questa mostra personale, dallo stesso artista. Pasquale Celona si è nutrito dei versi di questo straordinario poeta come fosse la voce recitante del suo stesso animo, tanto egli trova in Tagore un rispecchiamento del suo mondo sognante. Naturalmente vi sono in questa pittura colma di ritmi e di suoni musicali che ricordano la voce di un Sitar, anche altre presenze. Uno dei grandi quadri presentati in mostra ha per titolo La Nascita di Venere, proprio a voler evidenziare il legame affettivo che Pasquale Celona ha nei confronti del patrimonio artistico fiorentino con particolare riferimento agli Uffizi. Meglio ancora: il riferimento palesato dallo stesso titolo è a uno dei quadri più significativi del Rinascimento, a firma di Sandro Botticelli; un quadro su cui è stato molto scritto e che ha ispirato generazioni di artisti, di letterati, di musicisti e infine di poeti.

A ben considerare il richiamo che è presente anche nello sfondo di questo quadro, la presenza di piccoli vascelli veleggianti, sovviene pure un riferimento alla terra natia di Celona. L'artista è nato difatti a Bruzzano Zeffirio, piccolo paese dell'entroterra calabrese vicino alla costa ionica, ricco di memorie millenarie, intriso di cultura greca. La luce e la tavolozza di questa terra grecanica sono presenza costante e irrevocabile in ogni dipinto di Pasquale. Le nature morte, i paesaggi, le figure che sovente svelano una inaspettata cultura artistica, si propongono con eguale liricità sospesa e come fossero spogliate di ogni superfluo complemento iconografico. L'artista dunque ci dice la sua pittura ha deposto ogni artificio per farsi esplicitazione di un sogno concreto e vivente che imprime al dato di realtà un sentore di sublime rasserenamento.